SEPARATORI ELETTROMAGNETICI A NASTRO

COSA SONO I SEPARATORI ELETTROMAGNETICI A NASTRO

Come i separatori a nastro a magnete permanente, anche i separatori elettromagnetici a nastro (EOS) sono macchinari atti all’estrazione con scarico automatico delle intrusioni ferrose presenti nel flusso di materiale trattato.

La differenza sostanziale rispetto ai macchinari a magnete permanente, risiede nell’intensità del campo magnetico, notevolmente superiore nelle soluzioni elettriche: grande profondità di campo, che si traduce in una grande distanza utile di lavoro (da fondonastro).

I separatori elettromagnetici sono macchinari previsti per:

  • – Separazione dei ferrosi di grosse dimensioni e massa (da 1Kg a 50/60 Kg),
  • – Materiali di processo di grosse pezzature (>250mm) 
  • – Sistemi di trasporto molto larghi (> 1.000mm) e veloci (fino a 4 mt/sec).

Sono indicati per le seguenti applicazioni:  Industrie estrattive (cave/miniere), Trasporti portuali (scarico navi), Centrali termoelettriche a carbone, Cementerie, Fonderie/Acciaierie (getti/parco scorie), Impianti di trattamento rifiuti.

Sono forniti completi di quadro elettrico di azionamento e comando (locale e remoto).

COME SONO FATTI

La costruzione, anche qui, è molto semplice:

  • 1 Elettromagnete centrale, magnetizzato solo con impianto in tensione, attrae il Fe verso l’alto;
  • 1 Nastro in gomma con applicati dei listelli trasversali, sposta il Fe attratto verso il punto di scarico;
  • 2 (o più) Rulli che sostengono e fanno scorrere il nastro
  • 1 Moto-riduttore calettato ad uno dei rulli principali, in modo da dar movimento al nastro estrattore;
  • 1 Quadro elettrico di alimentazione e controllo (alimenta il magnete in dc, mentre il nastro in ac).

COME FUNZIONA UN SEPARATORE ELETROMAGNETICO

Il magnete induttore genera il campo orientato verso il basso dove scorre il materiale di processo con le intrusioni ferrose le quali si magnetizzano con polarità contraria tendendo a salire verso l’alto, cioè verso l’origine del campo induttore.

Il nastro estrattore, dotato di listelli trasversali, trasporta il materiale attratto verso il punto di scarico dove una graduale riduzione d’intensità del campo magnetico ne agevola il rilascio.

La forza d’attrazione con la quale l’intrusione ferrosa viene captata e sposta l’eventuale peso inerte sovrastante, è una variabile che dipende da molti fattori:

  • Tipologia del materiale ferromagnetico da estrarre;
  • Forma geometrica predominante e dimensione del ferroso (cilindrica/sferica/piatta);
  • Rapporto peso/volume del Fe da estrarre;
  • Rapporto tra pezzatura del materiale inerte di processo e del ferroso.

Queste macchine vengono normalmente sospese in quota, sopra nastri trasportatori o canali vibranti, in modo ortogonale rispetto al flusso del materiale di processo o, in alternativa, in parallelo allo stesso. Queste installazioni sono definite rispettivamente “trasversali” (crosswise) e “in linea” (in line).

SEPARATORI ELETTROMAGNETICI: ALCUNE PRECISAZIONI

L’elettromagnete è sicuramente il componente più importante di queste macchina. La qualità del progetto e della sua esecuzione, determina la validità dell’intero sistema.

E’ importante sottolineare che la potenza elettrica installata è un dato solo indicativo e transitorio: per effetto Joule, con il tempo il conduttore interno si riscalda, aumenta la sua resistenza, di conseguenza diminuisce la corrente circolante. Essendo la forza magnetomotrice espressa in Amperspire (Ampere > N° di spire) è chiaro che diminuendo la corrente, diminuisce la forza. Ad inizio ciclo (appena accesa), la macchina avrà un rendimento, a fine ciclo ne avrà un altro.

Ciò che è importante è che la potenza a caldo sia quella necessaria e sufficiente a compiere il lavoro per il quale la macchina è stata installata.

Per limitare questo fenomeno fisico (ineliminabile), ove siano installati elettromagneti di grande potenza (> 20KW), Malaman C.T.C. Srl propone sistemi ausiliari di raffreddamento: aria/olio/olio+intercooler.

I quadri elettrici d’alimentazione possono essere semplici, con esecuzione elettromeccanica, o più complessi, in esecuzione elettronica. Per piccole potenze (14/16 KW) la soluzione elettromeccanica è ultracollaudata ed è più economica, per potenze superiori si giustifica l’adozione della versione elettronica.