TAMBURI MAGNETICI

COSA SONO I TAMBURI MAGNETICI

Come i separatori a nastro, anche i tamburi a magnete permanente (o elettromagnetici) sono deferrizzatori a scarico automatico di metalli ferromagnetici installati all’esterno di un sistema di trasporto.

L’utilizzo dei tamburi magnetici è particolarmente indicato quando viene richiesta una separazione accurata al fine di tutelare altri macchinari installati nell’impianto (ad esempio trituratori/lame) o comunque, più in generale, per la pulizia dell’inerte trattato.

La struttura del separatore e la tipologia del magnete contenuto, permettono un efficiente impiego di tamburi magnetici (o elettromagnetici) con materiali sia di piccole che di grandi pezzature.

L’azionamento di un tamburo a magneti permanenti non necessita di un quadro elettrico: vengono forniti pronti all’installazione ed al funzionamento previo collegamento diretto del motore elettrico.

Al contrario, un tamburo elettromagnetico necessita di un quadro elettrico dimensionato in base al circuito d’avvolgimento.

Il deferrizzatore (a nastro, a piastra, a tamburo, etc..) rappresenta il “primo step” di raffinazione del materiale di processo che può essere di diverse tipologie: vetro, legno, plastica, scorie post combustione, RSU, FORSU, etc.

COME SONO FATTI

Il tamburo magnetico, a magnete permanente o elettromagnetico, è così costruito:

  • 1 Albero statico, frenato;
  • 1 Semialbero rotante, per la trasmissione del moto alla virola;
  • 2 Flange laterali;
  • Circuito magnetico interno (permanente o elettrico), orientabile, fissato sull’albero statico;
  • Virola rotante in materiale amagnetico, su cui sono saldati dei listelli trasversali.

 

tamburi magnetici
tamburi magnetici

Una precisazione:

Per tamburi fino al Ø 600mm, il motoriduttore è direttamente calettato sul semialbero rotante.

Per tamburi di diametri superiori viene utilizzata una catena di trasmissione e collegamento tra le due ruote dentate installate rispettivamente sul semialbero rotante e sull’albero del motore.

COME FUNZIONA UN TAMBURO MAGNETICO

Il motore trasmette il movimento rotatorio al semialbero fissato ad una delle due flange che, unitamente alla virola e all’altra flangia, costituiscono un unico corpo.

Il circuito magnetico interno, magnetizzato per circa 180° rispetto al diametro del tamburo e fissato sull’albero statico, viene orientato in modo captare e trattenere il materiale ferroso sulla superficie della virola rotante che, mediante uno dei listelli trasversali, lo trascinerà fuori dall’influenza del campo magnetico dove verrà scaricato nel punto previsto per la raccolta.

Malaman C.T.C. utilizza due modalità di installazione:

  • In Cascata: il materiale, proveniente dal sistema convogliatore (nastro, canale vibrante, etc.), viene riversato direttamente sulla virola del tamburo dove tutte le intrusioni ferrose saranno trattenute e scaricate nel punto previsto, lasciando cadere naturalmente l’inerte di processo;
  • In Estrazione: il tamburo, installato diagonalmente sopra il punto di scarico del materiale di processo, attrae l’intrusione ferromagnetica scaricandola nel lato opposto.

TAMBURI MAGNETICI: TIPOLOGIE, VERSIONI E GRANDEZZE

Il campo magnetico del tamburo può essere:

  1. Di natura permanente (MDR), generato da magneti in ferrite o neodimio, o elettromagnetica (EMDR).
  2. Generato da nuclei attorno ai quali vengono avvolti i conduttori (principalmente alluminio e rame).

Nel caso sia necessario è possibile mixare la natura permanente ed elettromagnetica del campo induttore.

Le differenze tra le due tipologie di campo magnetico si possono riassumere nei seguenti punti:

  1. Il sistema elettromagnetico necessita di energia elettrica per generare il campo (quadro elettrico);
  2. A parità di dimensioni del circuito magnetico, la profondità di campo raggiunta dall’elettromagnetico è maggiore rispetto al permanente;
  3. Costanza nelle prestazioni del magnete permanente, rispetto all’elettromagnete, nell’arco della giornata. Maggior assorbimento elettrico in fase di avviamento (a freddo), maggiore induttività nella fase iniziale, calo di potenza quando il tamburo arriva a regime (per approfondimenti, richiedere nota tecnica);
  4. Sostanziale differenza nel prezzo delle due soluzioni, con la permanente molto più economica.